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capodanno a new york 2012 foto cecilia polidori

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"Si continua ad abbandonare qualcosa. Si continua a dire addio. Il problema, forse, è cercare d'inventare nuove perfezioni, pensare che ogni momento è una perfezione che comunque si può perfezionare..."

Ettore SOTTSASS, Scritto di notte, maggio 2010

"Si procede per tentativi, valutando empiricamente le diverse soluzioni possibili..."

Enzo MARI, 25 modi per piantare un chiodo, marzo 2011

la foto di fondo è un autoritratto dell'Autrice all'esterno di The Cloud Gate, AT&T Plaza, Millenium Park, S Michigan Ave, Chicago, Illinois, comunemente chiamato The Bean, il Fagiolo,agosto 2011

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mercoledì 23 novembre 2011

Achille e Pier Giacomo Castiglioni

"Bisogna che i giovani si cancellino dalla testa l'idea dello splendido isolamento d'artista...Qualsiasi progetto non lo giudico mai come firmato da un artista, sono sempre convinto che la produzione sia legata a un lavoro di gruppo."
Achille Castiglioni non perdeva occasione per ribadire come un'intima convinzione quello che si può leggere invece come un tratto di ribellione adolescenziale caparbiamente custodito da un adulto: negare il debito genetico che aveva dato a lui e ai suoi fratelli la creatività e quelle abilità manuali che rendono possibile la traduzione dell'immaginazione in oggetti concreti e sensibili. Achille Castiglioni nasce a Milano il 16 febbraio del 1918 terzogenito; lo hanno infatti preceduto, Livio, nato nel 1911 e Pier Giacomo, il fratello a lui più vicino per temperamento e inclinazioni, venuto al mondo nel 1913. E' dal padre, scultore e medaglista, che i ragazzi Castiglioni devono aver preso la passione per la progettazione e l'attenzione alla tecnica e ai materiali che li accompagnerà per tutta la vita. A segnare il destino di Achille sono i due fratelli maggiori, che gli apriranno la strada verso un futuro di architetto: nel 1936 si laurea al Politecnico di Milano il primogenito Livio. Appena un anno dopo si laurea Pier Giacomo sempre al Politecnico, con Piero Portaluppi, protagonista dell'architettura italiana tra le due guerre. E' grazie a lui che il Politecnico di Milano acquisterà quel primato indiscusso che vanterà a lungo nella progettazione in tutte le sue articolazioni e che culminerà nella fondazione di una facoltà di Design industriale. Sulle orme del fratelli si incammina anche Achille, che del resto si è rivelato sin da bambino attento alla forma e al funzionamento degli oggetti nei quali si imbatte, a partire naturalmente, dai giocattoli. Collezionerà quelli che assumeranno i contorni di objets trouvés a centinaia, quasi tutti privi di valore solo perchè la sua forma lo incuriosisce: "faccio raccolta di oggetti trovati, conservo un pò di tutto, sono oggetti anonimi, prodotti anche in gran numero. Li ho tenuti da parte ogni volta che capitava un oggetto con una intelligente componente di progettazione. Hanno una loro espressività particolare proprio perchè legata a una funzione.
... L'esperienza non dà certezza nè sicurezza, ma anzi aumenta la possibilità di errore. Direi che è meglio ricominciare ogni volta da capo con umiltà perchè l'esperienza non rischi di tramutarsi in furbizia". 
Achille Castiglioni
A interrompere l'itinerario universitario interviene la seconda guerra mondiale, che lo chiama alle armi. "Potrei considerarmi un laureato di guerra perchè, per poter avere durante un periodo militare, durante la guerra, le licenze per venire a casa, continuavo a fare esami al Politecnico. Stavano arrivando i bombardamenti su Milano e quindi in fretta e furia mi hanno anche laureato. Non ho preso una laurea per bravura, ma una laurea di guerra."
Nel 1944 comincia la sua carriera da architetto insieme ai fratelli. Sono anni cruciali per l'architettura e per il design, poichè la rinascita industriale, il "miracolo" economico e l'avvento della società dei consumi, offrono spunti inattesi e senza precedenti per chi è attento agli aspetti quotidiani e minimi della vita. I fratelli Castiglioni, che dal 1947 partecipano alle mostre della Triennale di Milano nella duplice veste di autori e allestitori, combinano la progettazione architettonica con il disegno di oggetti funzionali da produrre industrialmente. Achille e Pier Giacomo, sono tra i fondatori dell'Associazione per il Disegno Industriale (ADI) che nasce a Milano nel 1956. Il Compasso d'Oro li premia nel 1955 per la lampada Luminator, successivamente prodotta dalla Flos, l'azienda la cui identificazione con Achille Castiglioni giungerà al punto di fare del volto del designer una sorta di logo. Quella lampada rivela le tendenze più evidenti nell'opera di Castiglioni: la semplificazione assoluta del disegno e la capacità di immaginare nuove funzioni per oggetti già esistenti. E' l'acuto senso di osservazione del bambino curioso divenuto collezionista a far sì che Achille intuisca possibilità di reimpiego in oggetti sui quali nessuno ha mai posato lo sguardo con interesse; è il suo lato dadaista gli suggerisce la famosa serie leggibile come "ready-made" duchampiani: la sedia Mezzadro, reinvenzione di un sedile da trattore, o lo sgabello Sella, preso da una bicicletta, prodotti industrialmente da Zanotta, altra azienda con cui i Castiglioni collaboreranno a lungo.
                                                                           Luminator, Achille Castiglioni, Pier Giacomo Castiglioni, produzione Flos, 1957 La morte di Pier Giacomo nel 1968 rappresenta una svolta nella vita di Achille. Le università sono in subbuglio, ma Castiglioni vuole lasciare un segno sulle nuove generazioni: prende la libera docenza e diventa insegnante, a Torino e a Milano, dove occupa, dal 1980 al 1993, la cattedra di Disegno Industriale che gli spetta di diritto. Muore il 2 dicembre del 2002, lasciando nel suo studio i tavoli di progettazione che testimoniano come sia sempre stata la sua mano, anche nell'epoca dei computer, a tracciare il disegno da cui sono nati capolavori oggi esposti nel musei di tutto il mondo dal MoMA di New York, al Victoria and Albert Museum di Londra.
Collabora con grandi aziende e sono moltissimi gli oggetti da lui firmati. In maniera particolare ricordiamo Arco, una vera icona del moderno, non manca di presenziare nei salotti e sulle pagine di libri e riviste e di essere venduta e copiata ovunque nel mondo. L'idea sottesa al progetto è quella di fare una lampada che illumini un tavolo, ma svincolata dal punto di fissaggio a soffitto. In questa logica è stata concepita questa lampada che illumina indifferentemente il salotto, la zona pranzo o lettura con le caratteristiche di un punto luce dall'alto: le prestazioni di una "lampada a soffitto", quindi, in una lampada da terra. Fornisce illuminazione a luce diretta ed è costituita da un basamento parallelepipedo in marmo di circa 65 kg e da uno stelo telescopico arcuato in acciaio inossidabile che contiene i fili al suo interno. Il portalampada a calotta è formato da due parti, una fissa, forata per consentire un raffreddamento veloce, e una mobile ad anello in alluminio. Il riflettore, che può essere posto a tre diverse altezze corrispondenti a tre ampiezze dell'arco, può al massimo raggiungere l'altezza di 2 metri dalla base, cioè 2,5 metri da terra. Una caratteristica di questa lampada è di non aver nessuna parte decorativa. Anche il buco ricavato alla base in marmo ha uno scopo puramente funzionale, e cioè rendere agevole la sua dislocazione all'interno dei locali inserendovi, per esempio, un banale manico di scopa.


Arco, 1962
Lampada da terra a luce diretta |Achille e Pier Giacomo Castiglioni |
Flos|
Dimensioni: 220 x 32 x h 250 cm |
Materiali e colori: acciaio e marmo di Carrara
"Nella Arco niente è decorativo: anche gli spigoli smussati della base hanno una funzione, cioè quella di non urtarci; anche il foro, nella base, non è una fantasia, ma c'è per permettere di sollevare la base con più facilità."
Mezzadro, creato nel 1957, si inserisce in una famiglia di oggetti carichi di una valenza ironica, disegnati ispirandosi alle tendenze delle neoavanguardie, il New Dada, la Pop Art, l’Arte Povera, una sorta di ready-made, di objet trouvé che Castiglioni utilizza per creare un divertente sgabello da casa. I rimandi evocati sono al mondo agricolo alle soglie del Novecento. Dove il trattore aveva soppiantato l’uso di mezzi manuali e della mezzadria. Castiglioni conferma qui il “ good design” dell’oggetto, trasferendolo ad un altro uso: da parte di elemento funzionale al lavoro a seduta domestica. La seduta in lamiera stampata e verniciata è sorretta da una balestra in acciaio inox, una sorta di molla che nel trattore è girata in senso inverso e serve per ammortizzare le vibrazioni dovute all’impatto con il terreno, mentre qui conferisce elasticità alla seduta stessa. La stabilità del sedile viene garantita anche dalla traversa in legno di faggio che assicura altri due punti di scarico. Il perno di fissaggio, infine, semplice nel suo funzionamento, è formalmente e funzionalmente apparentato con il mondo del ciclo.
Mezzadro, 1957
Achille e Pier Giacomo Castigioni |
Isa (prototipo) 1957, Zanotta 1970 |
Dimensioni: 49 x 51 x h 51 cm |
Materiali e colori: Alluminio verniciato, acciaio inox, legno di faggio; Arancio, rosso, giallo, bianco, grigio e nero
Se non siete curiosi, lasciate perdere. Se non vi interessano gli altri, ciò che fanno e come agiscono, allora quello del designer non è un mestiere per voi.”
Achille e Pier Giacomo agli inizi degli anni ’60 lavorarono alla creazione di una lampada a luce riflessa, Taccia. Nonostante fosse stata disegnata fin dal 1958, e la presentazione fosse avvenuta nel 1959 all’ Istitute of Design dell’Illinois e all’Istitute of Tecnology di Chicago, questa lampada da tavolo a luce indiretta giunse sul mercato solo quattro anni più tardi, nel 1962, nel catalogo Flos, che curò lo sviluppo del prototipo e la commercializzazione. E’ composta da tre parti essenziali: la base, costituita da un cilindro in metallo cromato forato alle estremità che contiene la fonte luminosa, uno schermo convesso di lamiera bianca opaca fissato a un parabloide in vetro trasparente ruotabile che consente di dirigere la luce riflessa nelle direzioni volute. Questo elemento – intercapedine funziona come una “alettatura del motore” servendo al raffreddamento per evitare il contatto con la base calda, oltre ad assicurare che la luce non fuoriesca dalla base stessa.
Taccia, 1962
Lampada da tavolo a luce riflessa |
Achille e Pier Giacomo Castiglioni |
Flos |
Dimensioni: 49,5 x h 54 cm |
Materiali e colori: alluminio anodizzato o nero
“Bisognerebbe progettare partendo da quello che non si deve fare per poi trovare alla fine quello che si deve fare.”
Un progetto caratterizzato dalla collaborazione tra i due fratelli è lo Splugen Brau del 1961, lampada a sospensione, tuttora presente nel catalogo Flos a dimostrazione della sua longevità. Fu disegnata per l’omonima birreria - ristorante arredara dai Castigioni a Milano, in corso Europa, nel 1961 e non più esistente. Idealmente un proseguimento della riflessione sulle superfici corrugate iniziata con la lampada Taccia, la Splugen introduce la nozione del riflettore a “thermos” in alluminio lucidato, nel quale la superficie ondulata offre un’area maggiore alla dispersione di calore. Questo elemento risponde all’esigenza di concentrare la luce ponendo gli elementi non lontani dai banconi, evitando però il surriscaldamento sottostante. La camera d’aria interna infatti, evita il surriscaldamento della lampadina a cupola argentata da 100 watt che fornisce luce indiretta ma concentrata. La lampada è disponibile in due versioni, con supporto fisso a plafone o con contrappeso che ne permette la regolazione.
Altro progetto dei due fratelli è il Taraxacum del 1960. Declinata nelle versioni Viscontea (1960, a sospensione) e successivamente nella lampada Gatto (1962, da pavimento), usa un processo di lavorazione che consiste nella spruzzatura di fibre sintetiche su una intelaiatura sagomata in tondino di metallo. L’immediata essiccazione della fibra da forma a una pellicola opaca che diventa il diffusione della lampada stessa. La procedura qui descritta veniva utilizzata nei primi anni Cinquanta dal noto designer americano George Nelson per realizzare oggetti simili (conosciuti con il nome si “cocoon”), dalla tipica forma a bozzolo. Questo materiale, filamentoso e evanescente come una ragnatela, venne utilizzato anche dalle forze armate americane a scopo protettivo in ambito bellico. I Castiglioni utilizzano in queste lampade un brevetto della ditta Heisenkeil di Merano, che confluirà poi nella nascente Flos. La forma finale assume un aspetto scultoreo, quindi decorativo, che viene ottenuto spruzzando il materiale sulla struttura in movimento. A differenza di quelli creati di Nelson, i Castiglioni realizzano oggetti dove la fibra aderisce solo alla parte sporgente della struttura, creando un effetto plastico di pieni e vuoti, di forte impatto visivo. Una riedizione di queste lampade è stata riproposta da Flos nel 2005.
Sella (1957) è un “Sgabello per telefono” realizzato con elementi industriali, si traduce in una seduta “sempre in piedi”. E’ composto di un basamento dell’equilibrio dinamico a mezza sfera in fusione di ghisa (diametro 33 cm), il sedile è composto di una sella da bicicletta in cuoio, regolabile in altezza, portata da un tubolare verticale in acciaio verniciato rosa. L’altezza totale del sedile è di 71 cm ed è estensibile. L’idea progettuale di questo oggetto non può essere colta se non si ricorda che negli anni cinquanta la maggior parte dei telefoni anche nelle abitazioni erano collocati su di una parete e le persone per utilizzarli dovevano restare in piedi accanto all’apparecchio. Il prototipo è stato presentato nella mostra “Colori e forme nella casa d’oggi” tenutasi a Villa Olmo, Como nel 1957.
Sanluca è, invece, la poltrona studiata per essere stampata nei vari elementi che la compongono, rifinita e poi assemblata, e rappresenta uno studio molto interessante sulla possibilità di avere una poltrona comoda pur essendo di struttura relativamente rigida. I tre punti di appoggio, seduta, schienale, poggiatesta, sono separati, costruiti con diversi gradi di imbottitura, come i due fianchi con braccioli, sembrano avere oltre all’autonomia costruttiva anche autonomia formale, tanto che questa poltrona suggerisce l’idea di elasticità più nella forma che nella reale struttura. Questa poltrona, che è così elegantemente sintesi di forme del passato, tanto da ricordare a ognuno una poltrona già avuta già vista, ha un’altra caratteristica particolare: una volta seduti, tutte le parti del corpo, ovunque appoggino, trovano possibilità di adattamento. Sanluca è stata sviluppata con modelli plastici in creta, gesso e legno. Frutto di una puntigliosa indagine ergonomica la poltrona è composta di tre elementi (sedile, schienale e poggiatesta) con struttura portante in metallo stampato, imbottiti con poliuretano espanso a vari gradi e imbottiti in pelle. Costruiti e rifiniti separatamente tali elementi sono riuniti con fissaggio a vite, mentre le gambe in palissandro massiccio tornito si inseriscono nella struttura dei fianchi braccioli.